Passeggiando o pedalando per la Murgia è comune imbattersi, sparsi nei campi coltivati, in cumuli di pietre ammassati in maniera casuale.
Varie ipotesi sono state formulate sulla funzione di questi manufatti, e tra queste la più attendibile è quella che li considera il risultato della spietratura dei terreni destinati al pascolo o alla coltivazione, insomma, al fine di “bonificare” i campi da destinare all'agricoltura, si rimuoveva dalla superficie degli stessi tutto il materiale pietroso, ammassandolo in cumuli, a formare le “specchie” che, contemporaneamente, divenivano anche deposito di pietra per la costruzione di veri e propri manufatti (trulli o muretti a secco..).
C'è chi afferma anche che il nome “specchia” derivi da Specula, che in latino significa Vedette, questa spiegazione richiamerebbe l'utilizzo delle stesse come punti di osservazione soprelevati.
Ma le Specchie potevano essere anche un visibile limite di confine ad un feudo o ad un Università come si può dedurre da un antico documento nel quale si parla di “…un paritone con molte specchie e titolo (che) denotava la divisione tra il territorio di Ruvo et Altamura”.
Con certezza possiamo affermare che alcune specchie siano forme di tumulazione utilizzate tra L'Età del Bronzo recente e l'Età del Ferro.
Un'altra ipotesi, che non esclude le prime tre, individua nelle Specchie la funzione di “condensatori di umidità”, esse, infatti, come tutti gli altri manufatti in pietra, ricondenserebbero l'acqua evaporata dal terreno, dopo le poche precipitazioni, evitandone la dispersione.